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Editoriale Archive

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INDISCREZIONE – Novara, in arrivo Germoni

Secondo quanto raccolto dal nostro direttore Attilio Malena, il Novara si sarebbe assicurato  Germoni. Il terzino della Lazio nell ascorsa stagione si è diviso fra Parma e Perugia.

GermoniSecondo quanto raccolto dal nostro direttore Attilio Malena, il Novara si sarebbe assicurato  Germoni. Il terzino della Lazio nell ascorsa stagione si è diviso fra Parma e Perugia.

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Juve-Milan, il due per uno che fa guadagnare entrambe

Paghi uno prendi due, sa tanto di offerta da supermercato, ma in questo caso è qualcosa di più. Asse Torino-Milano, vecchia signora e diavolo che scambiano, guadagnano e dividono i […]

higuain-caldara-bonucci

Paghi uno prendi due, sa tanto di offerta da supermercato, ma in questo caso è qualcosa di più. Asse Torino-Milano, vecchia signora e diavolo che scambiano, guadagnano e dividono i tifosi bianconeri in due correnti di pensiero. Analizziamo i due contesti nel dettaglio.

Situazione Juve- Dopo CR7 si è presa una decisione, cercare di vincere la Champions ed ovviamente cercare di dominare in Italia nell’immediato. Per fare ciò aspettavamo l’acquisto di un top player difensivo, il quale per lungo tempo ha avuto il nome di Diego Godin. Il mercato però comporta delle sorprese, l’effetto domino della mancata vendita del pacchetto Higuain-Rugani al Chelsea ha portato Marotta-Paratici a cercare un ulteriore club. In questo caso si è fatto avanti un Milan molto determinato per Higuain ma con un inserimento di Caldara. I dirigenti bianconeri cercando un difensore esperto hanno accolto subito l’idea Bonucci, con un guadagno da questa operazione di circa 20 milioni di positivo.

Bonucci-Juve, dal punto dei numeri- Cosa ottiene la formazione di Max Allegri con il ritorno del numero 19 lo abbiamo accennato precedentemente, ovvero tanta esperienza internazionale e conoscenza anche di come funzionano le cose a Torino. Dando spazio ai numeri siamo di fronte ad un calciatore con 301 presenze in Serie A, 48 in Champions League e 80 c0n la maglia dell’Italia, con la quale ha ricoperto il ruolo di capitano nelle prime partite della rifondazione.

Bonucci-Juve, dal punto di vista tecnico e tattico- L’ormai ex capitano rossonero ha con lui l’etichetta della famosa BBC, la famosa difesa a 3 che ha composto per anni con Barzagli e Chiellini e che potremmo rivedere anche con Benatia quest’anno. Oltre alla difesa a 3 ha vantato delle grandi prestazioni anche a 4 dove ha raggiunto la finale del 2014/15 con il 4312 e quella del 2016/17 con il 4231. L’anno prossimo con l’inserimento di Bonucci e il probabile utilizzo del 433 la juve potrebbe vantare tre registi in campo, lui come regista difensivo, Pjanic come regista di centrocampo e Dybala come regista offensiva. Avendo una sicurezza tecnica del difensore centrale che imposta, si possono ottenere vantaggi anche come baricentro della squadra, il quale può essere più alto del solito. Sicuramente renderà più facile l’uscita del primo pressing che ha causato qualche problema nella passata stagione al gioco della Signora.

Situazione Milan- Ancora una volta in questi anni la società rossonera si ritrova ad un punto di partenza nei piani alti. Cambio dirigenziale, ricorsi per l’Europa e vicende che hanno fatto slittare l’inizio vero e proprio del mercato del diavolo. A differenza degli anni a venire però, non serviva rinnovare la squadra, ma inserire innesti di valore nel contesto. Serviva una punta e un ulteriore difensore centrale, per ricoprire delle mancanze che acquisti quali Andrè Silva, Kalinic e Musacchio non avevano colmato. Il mercato è strano, ed il Milan guidato nella sessione estiva da Leonardo ha provato un All In sul fronte Bonucci-Juve, sistemando un calciatore scontento altrove e portando a Milanello due talenti che possono permetterti di guardare sia all’immediato (Higuain) che in prospettiva (Caldara). Economicamente c’è da registrare un passivo a bilancio.

Caldara-Higuain, dal punto dei numeri- Iniziando dal 24enne, notiamo la sua piccola parentesi europea con 8 presenze in Europa League, le quali aumenteranno nella prossima stagione arricchendone il database. In Italia vanta 55 presenze in Serie A e molte presenze in B e nella primavera. Dai dati risaliamo dunque ad un calciatore di prospettiva, ma che in campo nazionale ha poco da invidiare ad altri centrali. Per il compagno d’avventura abbiamo altri valori sia internazionali che nazionali, ma ci riferiamo sempre ad un giocatore con ben sette anni in più. Gonzalo Higuain ha ben 190 apparizioni in Liga, 177 in Serie A e in Europa fra EL e UCL ne contiamo 98 (23/75). Ciò che interessa di un numero 9 sono i gol e l’argentino ne ha segnati 107 in Spagna con una media gol di uno ogni 112 minuti. In Italia i gol sono 111, uno ogni 126. In Champions la media si alza ad uno ogni 212′, con ben 23 gol.

Caldara-Higuain, dal punto di vista tecnico e tattico- Le intenzioni di gioco sono fondamentali e Gennaro Gattuso da queste amichevoli estive manifesta la voglia di continuare con il 433, assorbito dai suoi uomini nella scorsa stagione. Mattia Caldara ha giocato come centrale di una difesa a 3 in questi anni, affiancato da Toloi e Masiello in un sistema collaudato alla perfezione da mister Gasperini. L’impatto che potrà avere in una difesa a 4 non è facile da prevedere. Caratteristiche giuste ne possiede, testa alta quando porta palla e dimestichezza giusta con l’impostazione di gioco, l’incognita principale sarà la sua capacità nell’adattarsi inizialmente nell’uscita dal primo pressing. Non sorpendiamoci dunque se con un Caldara titolare nelle prime partite rossonere vedremo qualche lancio lungo in più. Per il Pipita discorso completamente differente, ha dimostrato di essere fatale sia con una squadra tutta per lui sia avendo una squadra con un gioco indecifrabile come la Juventus del 2017/18. Uomo dai gol importnati sì, ma cosa cambia con lui lì davanti? Gonzalo ha una grande capacità nel trovare la zona luce, attaccante goliardico che a volte manca nell’attaccare la profondità, inoltre difficile pensare ad un Higuain utilizzato come sponda aerea. In bianconero ha manifestato più volte problemi quando un difensore fisico gli è attaccato, facendosi sovrastare in alcune circostanze. Tatticamente ha sempre fatto meglio con un 433 e potrebbe trovarsi a perfezione con due ali tecniche quali Suso e Calhanoglu.

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Leonardo e il ritorno del figliol prodigo: il profilo del nuovo direttore tecnico rossonero

Nelle ultime settimane a Casa Milan si respira aria nuova. Col cambio al timone, la nuova proprietà Elliott sta apportando diversi cambiamenti nel management portando una ventata d’aria fresca nella […]
(Fonte Milan Twitter)

(Fonte Milan Twitter)

Nelle ultime settimane a Casa Milan si respira aria nuova. Col cambio al timone, la nuova proprietà Elliott sta apportando diversi cambiamenti nel management portando una ventata d’aria fresca nella società rossonera. In particolare, la prima ufficialità a riguardo è stata il ritorno a casa di Leonardo de Araujo, ex giocatore prima e dirigente ed allenatore poi del Milan ai tempi di Berlusconi e Galliani.

Singer e i suoi uomini, dopo il rinnovo del CdA lo scorso 21 luglio, ha ufficializzato l’assunzione del brasiliano. Una scelta oculata ricaduta su un uomo di calcio competente e con un importante passato rossonero. Un ritorno, quello di Leonardo, che ha un po’ diviso il tifo milanista: tra c0loro entusiasti per un dirigente con una figura così rilevante nel suo mondo e gli scettici che ancora non perdonano al dt la sua parentesi nerazzurra e vedono in lui un traditore.

Ma analizzando la sua carriera, non si può non dare ragione, almeno per il momento, alla scelta di Elliott. Certamente saranno i fatti a dare ragione a Leonardo, ma il suo curriculum parla chiaro: dopo una carriera da calciatore passata tra Brasile, Giappone ed Europa, in particolare Valencia, Paris Saint-Germain e Milan, appunto, il brasiliano intraprende la sua carriera da dirigente cominciando proprio dal Milan. Nel suo compito da emissario in Sud America e soprattutto nel suo Brasile, ha un ruolo fondamentale per la scoperta e l’acquisto di fenomeni come Kakà, Pato e Thiago Silva.

Nel 2009 la carriera ha una svolta: Leonardo diventa il nuovo allenatore del Milan, esperienza però non felicissima. Al termine della stagione le due parti si dividono e il brasiliano il dicembre seguente subentra a Benitez sulla panchina dei cugini, Ed è proprio questa la macchia che alcuni tifosi rossoneri non riescono ancora a digerire. Anche questa avventura è breve: Coppa Italia in bacheca e secondo posto in campionato non bastano per la conferma.

Nel luglio del 2011 torna dunque ad un ruolo dirigenziale, con il ruolo di direttore sportivo del PSG, altra sua ex-squadra da calciatore. La sua avventura parigina dura due anni, dopo dei quali Leonardo rassegna le sue dimissioni per via di una squalifica che ne stava condizionando e ne avrebbe ulteriormente condizionato l’operato. Durante la sua permanenza nella capitale francese Leonardo si rende  protagonista di campagne acquisti faraoniche condite dagli acquisti di Thiago Silva, Ibrahimovic, Cavani e Verratti tra gli altri e con la conquista del primo campionato della lunga serie vinta dai parigini.

L’ultima esperienza prima del ritorno al Milan è stata quella poco felice alla guida tecnica dei turchi dell’Antalyaspor. Ma ciò non cancella una carriera ricca di successi e di operazioni azzeccate. E proprio queste saranno la cartolina, il biglietto da visita di Leonardo per i suoi nuovi vecchi tifosi. Non resta che augurargli una buona fortuna, anche se non ne avrebbe nemmeno bisogno, per questa nuova sfida.

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INDISCREZIONE – Catanzaro, frizioni fra Logiudice e Noto

Secondo quanto raccolto dal nostro direttore Attilio Malena ci sarebbero frizioni fra il ds del Catanzaro Logiudice e il patron Floriano Noto. La situazione è da seguire, sono attesi sviluppi.

LogiudiceSecondo quanto raccolto dal nostro direttore Attilio Malena ci sarebbero frizioni fra il ds del Catanzaro Logiudice e il patron Floriano Noto. La situazione è da seguire, sono attesi sviluppi.

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Ciotola: per l’osservatore italiano sirene dall’Inghilterra

Il Millwall, squadra che milita nella serie B inglese, sta seguendo Gennaro Ciotola che potrebbe approdare Oltremanica diventando direttore dell’area scouting. Nella scorsa stagione è stato il referente del Cagliari […]

Il Millwall, squadra che milita nella serie B inglese, sta seguendo Gennaro Ciotola che potrebbe approdare Oltremanica diventando direttore dell’area scouting. Nella scorsa stagione è stato il referente del Cagliari in Campania sempre per quanto riguarda l’osservazione e la scoperta di giovani talenti. In passato ha lavorato con alcune società abbastanza importanti quali la Spal, la Reggina e la Pro Vercelli. Nei prossimi si saprà il futuro dell’osservatore italiano.

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Da “It’s Coming Home” a “They’re Coming Home”: l’ennesimo fallimento inglese

Nella giornata di ieri è andata in scena la seconda semifinale del Mondiale russo, un torneo che ha visto salire alla ribalta molte sorprese e capitombolare molte big. L’ultima grande […]

Nella giornata di ieri è andata in scena la seconda semifinale del Mondiale russo, un torneo che ha visto salire alla ribalta molte sorprese e capitombolare molte big. L’ultima grande a cadere nel tranello di questa spedizione in terra sovietica è stata l’Inghilterra di Harry Kane, eliminata ai supplementari dalla Croazia, alla sua prima apparizione in una finale mondiale, dopo il terzo posto del Mondiale francese del ’98(croati che furono eliminati proprio dalla Francia nel 20 anni fa e che adesso affrontano proprio i galletti nella finalissima di Mosca).

Tornando all’Inghilterra, i ragazzi di Southgate hanno visto svanire il sogno della Coppa del Mondo al minuto 109, quando l’attaccante della Juventus Mario Mandzukic si è infilato alle spalle della difesa sulla spizzata dell’altro “italiano” Ivan Perisic e ha messo la palla alle spalle di Pickford. Una Inghilterra  giovane quella vista in questo torneo, e pertanto molto frizzante. Una Inghilterra che, dopo aver vinto il Mondiale in praticamente qualsiasi categoria giovanile negli ultimi anni, sognava di riportare nella terra della regina quella tanto agognata coppa che manca ormai dal 1966. La nazionale dei Tre Leoni si presenta a questo mondiale non di certo tra le favoritissime. Ma a suon di ottime prestazioni ed agevolata da un girone molto abbordabile e da un sorteggio fortunato, affrontando la parte di tabellone sulla carta più semplice, arriva in semifinale quasi in carrozza, soffrendo contro la sola Colombia, sfatando tra l’altro il tabù rigori e suscitando nei tifosi l’entusiasmo del cosiddetto “It’s coming home”.

Ma allora cosa è andato storto? Sicuramente l’Inghilterra ha affrontato ieri forse la prima squadra davvero pericolosa durante l’intero cammino russo(escludendo il Belgio, in quella che era una gara insignificante ai termini della qualificazione) e la più ambiziosa tra quelle incontrate sino ad ora. La Croazia è riuscita infatti ad ingabbiare il gioco britannico e ha concedere poco a quella che era stata finora la squadra più propositiva del Mondiale, la squadra che forse ha regalato più spettacolo e ha prodotto più occasioni da rete in tutto il torneo. Quello che è però mancato nella serata di ieri è stato il punto di riferimento davanti, quel capitan Harry Kane capocannoniere del torneo che ha fallito miseramente la chance del 2-0 e che, imbrigliato a dovere da Lovren e Vida, è stato assente ingiustificato del match.

Southgate, nonostante il risultato che alla fine arriverà, che sia terzo o quarto posto, non sarà però riuscito nell’impresa di riportare a Londra la coppa. Ma l’ex C.T. dell’Under 21 britannica ha sicuramente lasciato il segno in questa Nazionale. Ha proposto un calcio bello e spregiudicato, con un modulo molto offensivo, con una difesa a tre, protetta sostanzialmente dal solo Henderson, ma al contempo equilibrato e condito da un fraseggio palla a terra che ricorda proprio la squadra campione d’Inghilterra, ossia il City di Guardiola. È inoltre riuscito ad unire e rendere squadra il gruppo di ragazzi, che però non sono riusciti a colmare con il bel gioco l’inesperienza in partite così importanti e che, dopo 60 minuti di alto livello, hanno spento la luce e si sono lasciati andare in balia dell’esperienza di Modric, Rakitic e compagni che hanno avuto il pregio di non staccare mai la spina e di non abbattersi dopo la rete subita dopo appena 5 minuti di gara.

I “Three Lions” dovranno dunque ripartire proprio da ciò. Dal gruppo formatosi e dall’identità di gioco costruita dal tecnico. Un tecnico che meriterebbe la conferma e che potrebbe riprovarci ad Euro2020 o tra quattro anni con un gruppo più solido, più maturo e magari con qualcuno dei campioni del mondo giovanili. Questo Mondiale dunque non dovrà essere un punto d’arrivo, ma un punto di partenza per questa Nazionale. Questi ragazzi potrebbero farcene vedere delle belle nei prossimi anni. It will come home…

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INDISCREZIONE – Napoli, conferme per Cavani: gli scenari..

Secondo quanto raccolto dal nostro direttore Attilio Malena, negli ultimi giorni ci sarebbero stati nuovi contatti tra l’entourage dell’uruguaiano e la società azzurra. L’affare resta complicato e difficile, ma il […]

Secondo quanto raccolto dal nostro direttore Attilio Malena, negli ultimi giorni ci sarebbero stati nuovi contatti tra l’entourage dell’uruguaiano e la società azzurra. L’affare resta complicato e difficile, ma il Napoli non ha intenzione di mollare la presa su Cavani, sia per regalare ad Ancelotti e tifosi un top player, che per rispondere all’affare Cristiano Ronaldo terminato con l’arrivo ufficiale alla Juventus. L’attaccante in forza al Psg, si sta godendo le vacanze post Mondiale visto l’amaro epilogo con l’Uruguay e se dovesse intensificarsi il forcing del club partenopeo nei suoi confronti, potrebbe fare la voce grossa spingendo per un clamoroso ritorno nella città che l’ha amato e lo ama tutt’ora anche con una casacca diversa. Aurelio De Laurentis ha parlato di un possibile approdo di un giocatore di elevata caratura dai 30 anni in su. Staremo a vedere come si concluderà quest’altra trattativa che se dovesse dare cenni positivi avrebbe l’odore di un’ennesima telenovela a sfondo CR7.

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Roma: Ecco i quattro gioielli del mercato del mercato estivo

Fisico scolpito e pettorali d’acciaio pronta per un’estate calda, anzi caldissima. A dimostrarlo sono gli otto acquisti portati a compimento dalla Roma targata Monchi 2018. E’ partita d’anticipo, come del […]

Fisico scolpito e pettorali d’acciaio pronta per un’estate calda, anzi caldissima. A dimostrarlo sono gli otto acquisti portati a compimento dalla Roma targata Monchi 2018. E’ partita d’anticipo, come del resto fa la Juventus da diversi anni, battendo la concorrenza accanitissima dei top club europei su alcuni colpi, vedi Kluivert, Cristante e Pastore. Possiamo definirla la triade delle meraviglie, che ha entusiasmato tutta la piazza romanista. Fra questi non dimentichiamo il talentino croato Ante Coric, l’esperto difensore ex Porto Marcano e infine gli ultimi arrivati: Mirante, Santon, Zaniolo e Bianda. E non è finita qui, perché questo è soltanto il preludio di un calciomercato non all’insegna della spending review visti i numerosi introiti ottenuti soprattutto dall’inaspettata, quanto meravigliosa, cavalcata in Champions League. Oggi noi di Calciomercato Report vogliamo fare un piccolo focus analizzando brevemente i quattro giocatori di rilevanza mediatica maggiore fin qui comprati dalla Roma.

Kluivert: In scadenza di contratto con l’Ajax, squadra che lo ha lanciato affidandogli le chiavi dell’attacco, è arrivato per 21 milioni dopo aver scelto la corsia preferenziale che porta alla Capitale. Figlio d’arte, il padre è Patrick Kluivert, il quale fallì clamorosamente con la maglia milanista segnando solamente 9 reti fra Coppa e campionato, giunge con una pressione degna del suo cognome. Il suo debutto in Eredivise è datato 15 gennaio 2017, un anno e sei mesi fa. Con  i biancorossi d’Olanda segna 13 reti in 56 apparizioni, collezionando qualche gettone anche in Europa League. Esterno d’attacco veloce e allo stesso tempo versatile, può benissimo ricoprire il ruolo di ala destra e sinistra. Per natura predilige la fascia sinistra, essendo un destro, ma anche con il sinistro (piede debole) non è male. Nel suo bagaglio ci sono anche i colpi di testa inserendosi centralmente. Non manca la spregiudicatezza, come per tutti i giovani talenti, di un “Jongen Wonder” (ragazzo prodigio) dotato di buon dribling nello stretto, ottimo nel primo controllo per indirizzare la palla sul piede giusto e scagliare una prodezza a giro piuttosto che di potenza pura. Molto probabile che mister Di Francesco scelga di schierarlo sulla fascia destra, facendogli fare la staffetta con il turco Under presumibilmente nel 4-2-3-1 che ha permesso alla formazione capitolina di demolire il Barça.

Cristante: Esploso alla corte del mago Gasperini, Cristante firma un contratto di 5 anni da 2 milioni netti a stagione. Per battere le pretendenti al cartellino del centrocampista, il patron Pallotta ha offerto all’Atalanta 30 milioni (25+5 di bonus). Dopo una stagione ad altissimi livelli coronata dalle 12 marcature, di cui 9 in Serie A e 3 in Europa League,  è approdato all’ombra del Colosseo per dare una ventata di freschezza e gioventù ad una mediana che peccava di fiato. Il classe ’95 abbina qualità e quantità: dotato di ottimi mezzi fisici e anche di una egregia tecnica è un vero e proprio jolly per l’allenatore ex Sassuolo, che con i giovani fa sempre bene. Avanzato di posizione dopo essersi messo in luce come regista nella Primavera milanista, verrà probabilmente affiancato all’esperto Strootman visto l’addio di Nainggolan. Molti supporter della lupa sono scettici sul fatto che possa sostituire a pieno regime il Ninja, ma altrettanti sono quelli che lo reputano all’altezza del compito. Insomma, un’arma a doppio taglio che potrebbe far rimpiangere la partenza del belga come potrebbe consacrarlo uno dei migliori interpreti nel suo ruolo.

Coric: Mettendola sul piano cronologico questo è stato il primo acquisto della Roma, che spende 7 milioni per strapparlo alla Dinamo Zagabria e portarlo a Trigoria. Un colpo alla Under per il binomio Monchi/Roma, che si assicura le prestazioni sportive del calciatore classe 1997 fin al 30 giugno 2023. Dalle parti del “Maksimir” è sceso in campo 146 volte fra campionato, UCL e UEL sia con l’abito da giovane con il vizio del gol (23) che con quello da assistman (24). Non molto prestante fisicamente, visto l’1,76 di altezza per 68 Kg, compensa il tutto con un mix perfetto di tecnica sopraffina e intelligenza tattica. Nel corso della sua breve carriera ha giocato in ogni parte del centrocampo, una sorta di tuttofare che potrebbe ripercorrere le orme del connazionale Modric tendendo presente che deve ancora dimostrare tutto il suo potenziale. Sostituto di lusso del Flaco Pastore nel 4-2-3-1, agisce come centrocampista offensivo alle spalle del monumentale Dzeko.

Pastore: Exploit di Monchi. Con questa trattativa regala il vero e proprio top player ai giallo rossi. Non ci sono presentazioni o parole che tengano per annunciare questo giocatore sparito dai radar durante la permanenza sotto la Tour Eiffel, ma dall’enorme qualità. Sembrava dovesse creare il panico in terra parigina, ma possiamo dire che ha avuto una piccola implosione negli ultimi anni. L’esperienza acquisita e la classe cristallina fanno di lui l’uomo ideale per aspirare alla vittoria della Serie A. Le cifre della trattativa si aggirano attorno ai 20 milioni più 5 di bonus con un ingaggio visibilmente ridotto rispetto a quello che percepiva al Psg. Ovviamente tutto questo è stato facilitato dal fatto che il Paris aveva bisogno di monetizzare e che il trequartista argentino non rientrava più nei progetti del club. Come per Cristante alcuni tifosi sono titubanti e portano avanti come capo d’accusa nei confronti della società il fatto che sia troppo in là con l’età o che non possa dimostrare le magie che fece con la maglia del Palermo. Consuetudine è dire che spetta al campo far parlare di un giocatore e lui nonostante le poche presenze nell’ultima annata ha gonfiato la rete 4 volte e fornito 5 assist.

 

 

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Guida ai Mondiali: Girone C

Girone C: Francia, Danimarca, Perù, Australia; Francia: Nonostante una fucina piena di talenti, sia in tempi passati che al giorno d’oggi, la Francia ha messo in bacheca soltanto un Mondiale, quello […]

Girone C: Francia, Danimarca, Perù, Australia;

Francia: Nonostante una fucina piena di talenti, sia in tempi passati che al giorno d’oggi, la Francia ha messo in bacheca soltanto un Mondiale, quello giocato in casa nel 1998. Fin dalla fondazione nel 1904, è stata una delle selezioni più forti al Mondo anche quando non ha portato a casa risultati. E allora perché non è riuscita a dominare nonostante avesse giocatori qualitativamente superiori alla norma? Questa è la domanda che tutti i francesi si pongono quando guardano il palmares della loro Nazionale. La risposta è la mancanza di compattezza. Si perché se in panchina manca un condottiero vero, il quale riesca a far funzionare tutti gli ingranaggi dell’orologio, che all’apparenza sembra perfetto, esso alla fine dei conti non segna l’ora esatta e non può essere più utilizzato. I transalpini ebbero dalla loro gente come Platini, Zidane, Desailly,Papin, Trezeguet, Viera, Blanc, Deschamps, Thuram, Henry, ma ad eccezione del momento d’oro in cui l’attuale tecnico francese fece il “Double”, esplodendo di gioia prima per la conquista del Mondiale sotto la guida di Aimè Jacquet, poi dell’europeo 2000 con Lemerre, nessun commissario tecnico riuscì a far remare tutti dalla stessa parte, cioè verso il trionfo finale come gruppo unito. Infatti per introdurre al meglio i Blues, non c’è niente di più bello che narrare il cammino dei Galletti nella FIFA World Cup di venti anni fa. Con i favori del pronostico il Brasile del “Fenomeno” e company fu sicuramente la formazione che tutti temettero di affrontare. La compagine francese dopo aver superato un girone alquanto semplice e vinto gli ottavi, di misura, contro il Paraguay trovò davanti la strada per la finale l’Italia. Nessuna delle due squadre si impose sull’altra nei novanta minuti tant’è che giunsero inevitabilmente alla lotteria dei rigori. Per gli Azzurri di Cesare Maldini fatali gli errori di Di Biagio e Albertini. Dopo 12 anni la spedizione transalpina si qualificò alla semifinali dove sconfisse, non senza intoppi, la Croazia per 2-1. L’ultimo atto di questo Mondiale fu il 12 luglio allo “Stade de France” davanti ad 80000 spettatori. I Blues surclassarono per 3-0, senza concedere un attimo di respiro, la Seleçao, che scossa dal malore accusato da Ronaldo poche ore prima del fischio d’inizio, non scese mai in campo. Nella notte più importante della sua carriera Zizou risolse il match grazie a due marcature di testa, svettando più in alto di tutta la difesa verde oro. Meno rilevante il gol segnato in zona cesarini da Petit. Alle 22:25 la Francia divenne Campione del Mondo per la prima volta nelle sua storia dopo aver disputato una cavalcata eccellente.

Ecco i convocati:

Portieri

Hugo Lloris (Tottenham), Steve Mandanda (Olympique Marsiglia), Alphonse Areola (PSG)

Difensori

Djibril Sidibé (Monaco), Benjamin Pavard (Stoccarda), Samuel Umtiti (FC Barcellona), Raphaël Varane (Real Madrid), Presnel Kimpembe (PSG), Adil Rami (OM), Benjamin Mendy (ManCity), Lucas Hernandez (Atlético Madrid)

Centrocampisti

Paul Pogba (Man United), Corentin Tolisso (Bayern Monaco), Blaise Matuidi (Juventus), Ngolo Kanté (Chelsea), Steven Nzonzi (Siviglia)

Attaccanti

Antoine Griezmann (Atlético Madrid), Olivier Giroud (Chelsea), Kylian Mbappé (PSG), Ousmane Dembélé (FC Barcelona), Florian Thauvin (Olympique Marsiglia), Nabil Fekir (Lione), Thomas Lemar (Monaco)

Danimarca: E’ una delle favorite per il secondo posto nel girone insieme alla rivelazione Perù. La nazionale danese può vantare la vittoria dell’Europeo 1992, in finale contro la temibile Germania, e della seconda edizione della Confederations Cup del ’95. Fra i nomi che spiccano di più certamente ricordiamo i vari Hansen, Simonsen (Pallone d’oro 1977), lo straordinario portiere dei diavoli di Manchester, Peter Schmeichel, Jorgensen fino ad arrivare all’attuale trascinatore Eriksen centrocampista offensivo degli Spurs. In campo Mondiale la “Dinamite Danese”, così soprannominata per l’eccezionale dinamismo mostrato sul terreno di gioco, ha partecipato soltanto cinque volte, facendo il suo esordio nella manifestazione del 1986. Il miglior piazzamento è stato il quarto di finale nella Coppa del Mondo giocata in Francia (’98), la vittoria più larga 17-1 ai danni dei Galletti nei primi decenni del Novecento ed infine la debacle più dolorosa contro la Germania nazista perdendo otto reti a zero. Staremo a vedere cosa riuscirà a combinare la spedizione guidata dal CT Hareide, che schiererà un 4-3-3 offensivo con in difesa il promettente Christensen del Chelsea, come trequartista il talentuoso Eriksen e in attacco il tridente composto da Sisto, Jorgensen e Poulsen.

Ecco i convocati:

Portieri

Ronnow (Brondby), Lossl (Huddersfield), K. Schmeichel (Leicester City)

Difensori

Christensen (Chelsea), Dalsgaard (Brentford), Vestergaard (Borussia Moenchengladbach), Larsen(Udinese), Knudsen (Ipswich), Jorgensen (Huddersfield), Kjaer (Siviglia)

Centrocampisti

Eriksen (Tottenham), Schoene (Ajax), Lerager (Bordeaux), Krohn-Dehli (Deportivo La Coruna), Delaney (Werder Bremen), Kvist (FC Copenhagen)

Attaccanti

Cornelius (Atalanta), Dolberg (Ajax), Braithwaite (Bordeaux), Jorgensen (Feyenoord), Sisto (Celta Vigo), Fischer (FC Copenhagen), Poulsen (Lipsia)

Perù: Nata nel 1930 fece la sua prima apparizione internazionale durante il Mondiale 1930 uscendo al primo turno sconfitta dall’Uruguay 1-0 e dalla Romania 3-1. Fu una delle compagini Sudamericane più forte tra gli anni ’30/’80 e nonostante non avesse raccolto ottimi risultati venne considerata come la quarta potenza dopo Brasile, Argentina e Uruguay. Nella sua bacheca la Blanquirroja vanta due trionfi nella “Copa America”: uno nel 1939 battendo in finale la poderosa Celeste grazie ai gol di Alcalde e Bielich, mentre il secondo nel 1975 contro la Colombia. Questa squadra è stata la rivelazione delle qualificazioni mondiali del continente americano. Buttate fuori le più blasonate Cile e Paraguay dentro la piccola Nazionale di mister Gareca, che dovrà fare a meno del bomber storico Paolo Guerrero. Squalificato per 14 mesi a causa del consumo di sostanze stupefacenti. Al suo posto troviamo l’esterno offensivo della Lokomotiv Mosca Farfan, che in questa stagione ha segnato 14 reti e 7 assist, niente male. Molto probabilmente il Perù scenderà in campo presumibilmente con un 4-5-1.

Portieri

Gallese (Veracruz), Caceda (Veracruz), José Carvallo (UTC)

Difensori

A.Rodríguez (Junior), C.Ramos (Veracruz), Advincula (BUAP), Corzo (Universitario de Deportes), Trauco (Flamengo), M.Araujo (Alianza Lima), Loyola (Melgar), Santamaria (Puebla)

Centrocampisti

Yotun (Orlando City), Cueva (San Paolo), Tapia (Feyenoord), Flores (AaB), Aquino (BUAP), Peña (Granada), Cartagena (Veracruz)

Attaccanti

Hurtado (Vitoria de Guimaraes), Andy Polo (Portland Timbers), Farfan (Lokomotiv Mosca), André Carrillo (Watford), Raúl Ruidíaz (Morelia)

Australia: Con la vittoria della Coppa d’Asia del 2015, gli australiani sono i quarti ad aver vinto il titolo continentale di due confederazioni diverse (AFC e OFC) dopo le selezioni di Costa Rica, Messico e Haiti. E’ anche il quarto approdo consecutivo alla fase a gironi di una Coppa del Mondo. In passato arrivavano al Mondiale perché partecipanti ad una Federazione, quella Oceanica, in cui c’era soltanto la Nuova Zelanda oltre ai Socceroos. Nonostante il passaggio a quella Asiatica riescono a qualificarsi. Tra tutte le formazioni che ci saranno al torneo, l’Australia è l’unica a non aver avuto un cambio generazionale negli ultimi anni, tant’è che il giocatore cardine resta sempre Cahil, classe 79. L’unica nota positiva che avranno gli uomini di Marvwijk è che molti militano nei più importanti campionati europei. Spiccano i vari Ryan, Mooy, Rogic e Leckie. Un altro punto a favore sarà l’esperienza visti i numerosi player in età avanzata, ma peccheranno di freschezza visto il deficit di giovani promettenti. Chi potrebbe compiere il definitivo salto di qualità è proprio Rogic, il quale non aspetta altro che la chiamata di un top club.

Portieri

Brad Jones (Feyenoord), Mat Ryan (Brighton), Danny Vukovic (Genk).

Difensori

Aziz Behich (Bursaspor), Milos Degenek (Yokohama F. Marinos), Matthew Jurman (Suwon Samsung Blue Wings), James Meredith (Millwall), Josh Risdon (Western Sydney), Trent Sainsbury (Grasshopper).

Centrocampisti

Jackson Irvine (Hull City), Mile Jedinak (Aston Villa), Robbie Kruse (VfL Bochum), Massimo Luongo (QPR), Mark Milligan (Al-Ahli), Aaron Mooy (Huddersfield), Tom Rogic (Celtic), Tim Cahill(Millwall).

Attaccanti

Daniel Arzani (Melbourne City), Tomi Juric (Lucerna), Mathew Leckie (Hertha Berlin), Andrew Nabbout (Urawa Red Diamonds), Dimitri Petratos (Newcastle Jets), Jamie Maclaren (Hibernian)

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Guida ai Mondiali: Girone B

Girone B: Portogallo, Spagna, Marocco, Iran; Portogallo: Fondata nel 1914, la nazionale portoghese esordisce nel 1921, in quello che diventerà il “derby iberico” contro la Spagna. La prima vittoria arriva […]

Girone B: Portogallo, Spagna, Marocco, Iran;

Portogallo: Fondata nel 1914, la nazionale portoghese esordisce nel 1921, in quello che diventerà il “derby iberico” contro la Spagna. La prima vittoria arriva nel 1925 contro l’Italia con il risultato di uno a zero. In seguito, partendo dall’invito alle olimpiadi di Amsterdam del 1928 (esperienza conclusa ai quarti), la storia calcistica portoghese entra in una fase nera. Nel 1930 non furono invitati al primo Mondiale della storia, ed in seguito mancarono la qualificazione alle edizioni del 1934, 1938, 1950, 1954 e 1958. Tale periodo persiste anche dopo l’europeo del 1960 (concluso ai quarti), infatti i lusitani non accedono nemmeno al mondiale del ’62. Nel 1966 la squadra non solo si qualifica grazie alle prodezze di Eusebio, ma raggiunge un terzo posto che ad oggi è il miglior risultato mai ottenuto dalla selezione portoghese. Per rivedere il Portogallo al Mondiale si dovrà poi aspettare il 1986 dove non conseguì grandi risultati. Poi per il calcio portoghese si spense nuovamente la luce con una serie di mancate qualificazioni fino alla  manifestazione del 2002, dopo la quale non mancarono più  tale obiettivo. La storia recente invece ci parla di un Portogallo campione d’Europa in carica e che attualmente vanta la presenza in rosa di Cristiano Ronaldo. Dopo una cronologia sul calcio lusitano, ecco i convocati:

Portieri: Rui Patricio (Sporting), Beto (Göztepe), A.Lopes (Lione);

Difensori: Bruno Alves (Rangers), Pepe (Besiktas), José Fonte (Dalian Yifang), Cédric Soares (Southampton), R.Guerreiro (Borussia Dortmund), R. Pereira (Porto), Mário Rui (Napoli), Rúben Dias (Benfica);

Centrocampisti: João Moutinho (Monaco), William Carvalho (Sporting), João Mário (West Ham United), Bernardo Silva (Manchester City), Adrien Silva (Leicester City), Manuel Fernandes (Lokomotiv Mosca), Bruno Fernandes (Sporting);

Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Quaresma (Besiktas), André Silva (Milan), Gelson Martins (Sporting), Guedes (Valencia);

Ct: Fernando Santos

 

Spagna: Le “furie rosse” nascono nel 1920 ed esordiscono nei giochi di Anversa nel medesimo anno dove vinsero la medaglia d’argento dopo l’abbandono della Cecoslovacchia. Sicuramente la selezione Roja è la più esperta nel girone dal punto di vista mondiale sia per individui che per storia del collettivo. A differenza del Portogallo, la Spagna si è qualificata in tutte le edizioni di questa manifestazione tranne in quattro occasioni, 1930, 1938, 1954, 1970 e 1974. Nonostante ciò vanta “solamente” un titolo, quello del 2010. Di quest’ultima ci rimarrà per sempre in testa ciò che rappresentava quella nazionale, un vero e proprio martello, capace di annientare gli avversari dal 2008 inallenando tre successi, europeo 2008, mondiale 2010 ed europeo 2012. Nella competizione del vecchio continente, la Spagna ha conquistato anche un altro trofeo, oltre ai due precedentemente citati, nel 1964. In altri tornei internazionali non hanno portato a casa risultati positivi oltre ad un secondo posto alla confederetion cup del 2013 ed una medaglia d’argento alle olimpiadi del lontano 1920. Ritornando al presente passiamo ai convocati:

Portieri: David De Gea (Manchester United), Kepa Arrizabalaga (Athletic Bilbao), Pepe Reina (Napoli).

Difensori: Daniel Carvajal (Real Madrid), Alvaro Odriozola (Real Sociedad), Sergio Ramos (Real Madrid), Nacho Fernandez (Real Madrid), Gerard Piqué (Barcellona), Cesar Azpilicueta (Chelsea), Nacho Monreal (Arsenal), Jordi Alba (Barcellona).

Centrocampisti: Sergi Busquets (Barcellona), Andres Iniesta (Vissel Kobe), Jorge Koke (Atlético Madrid), Saúl Niguez (Atlético Madrid), Thiago Alcantara (Bayern), David Silva (Manchester City).

Attaccanti: Diego Costa (Atlético Madrid), Rodrigo (Valencia), Iago Aspas (Celta), Lucas Vázquez (Real Madrid), Francisco Isco Alarcon (Real Madrid), Marco Asensio (Real Madrid).

Ct: Julen Lopetegui

 

Marocco: La nazionale africana si presenta per la quinta volta al Mondiale. L’esordio in questa manifestazione risale al 1970, quando in Messico uscirono al primo turno. Altre partecipazioni si registrano nel 1986, 1994 e 1998. Nell’ 86 raggiunsero il miglior risultato di sempre, ovvero gli ottavi di finale, mentre nelle altre due si limitarono al primo turno. Nella manifestazione continentale il Marocco ha conquistato un solo successo nel 1976 e nel periodo recente ha perso in finale con la Tunisia nel 2004. Nella coppa araba invece ci fu un trionfo nel 2012 e nel Campionato delle Nazioni Africane ha trionfato nel 2018. I convocati per Russia 2018 sono:

Portieri: Monir El Kajoui (Numancia), Yassine Bounou (Girona), Ahmad Reda Tagnaouti (Ittihad Tanger);

Difensori: Mehdi Benatia (Juventus), Romain Saiss (Wolverhampton), Manuel da Costa (Basaksehir), Nabil Dirar (Fenerbahce), Achraf Hakimi (Real Madrid), Hamza Mendyl (Lille);

Centrocampisti: Boussoufa (Al Jazira), Karim El Ahmadi (Feyenoord), Youssef Ait Bennasser (Caen), Sofyan Amrabat (Feyenoord), Younes Belhanda (Galatasaray), Faycal Fajr (Getafe), Amine Harit (Schalke);

Attaccanti: Khalid Boutaib (Malatyaspor), Aziz Bouhaddouz (St.Pauli), Ayoub El Kaabi (Renaissance Berkane), Nordin Amrabat (Leganes), Mehdi Carcela (Standard Liege), Hakim Ziyach (Ajax), Youssef En Nesyri (Malaga).

Ct: Hervè Renard

 

Iran: La nazionale iraniana si presenta come cenerentola del girone, ma vuole cercare di rendere la vita difficile alle altre squadre. Storicamente però l’Iran non ha mai superato il primo turno dei Mondiali. Infatti nelle edizioni del 1978, 1998, 2006, 2014 dopo aver compiuto l’impresa della qualificazione hanno avuto problemi ad andare oltre. Nelle manifestazioni continentali ci sono tre coppe d’Asia vinte consecutivamente, nel 1968, 1972 e 1976 oltre ad aver ottenuto anche quattro terzi posti. I convocati per la spedizione mondiale sono:

Portieri: Beiranvand (Persepolis), Mazaheri (Zob Ahan), Abedzadeh (Maritimo);

Difensori: Hosseini (Esteghlal), Mohammadi (Akhmat Grozny), Khanzadeh (Padideh), Pouraliganji (Al Saad), Montazeri (Esteghlal), Rezaeian (Ostende), Roozbeh Cheshmi (Esteghlal);

Centrocampisti: Shojaei (AEK Atene), Ezatolahi (Amkar Perm), Ghoddos (Östersund), Dejagah (Nottingham Forest), Ebrahimi (Esteghlal), Torabi (Iran Saipa), Hajsafi (Olympiacos), Gholizadeh (Saipa), Amiri (Persepolis);

Attaccanti: Ansarifard (Olympiacos), Azmoun (Rubin Kazan), Ghoochannejhad (Heerenveen), Jahanbakhsh (AZ), Taremi (Al-Gharafa);

Ct: Carlos Queiroz

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Guida ai Mondiali: Girone A

Girone A: Russia, Arabia Saudita, Egitto, Uruguay; La Russia: La prima rappresentativa fu creata nel 1912, sotto il nome di Nazionale Imperiale ed esordì in campo europeo perdendo 2-1 contro la […]

Girone A: Russia, Arabia Saudita, Egitto, Uruguay;

La Russia: La prima rappresentativa fu creata nel 1912, sotto il nome di Nazionale Imperiale ed esordì in campo europeo perdendo 2-1 contro la Finlandia. Quella compagine non brillò molto tant’è che rimediò la peggior sconfitta della sua storia, venendo surclassata dalla Germania per ben sedici reti a zero. Con la fine della rivoluzione del 1917 la squadra cambiò carta d’identità chiamandosi Nazionale Sovietica. Essa ebbe molto più successo poiché vinse un Campionato Europeo (1960) e si piazzò per tre volte seconda, mentre in campo mondiale, sei anni dopo, ottenne un quarto posto. Con la caduta del muro di Berlino e la conseguente disgregazione dell’URSS, la Federazione russa modificò per la terza volta la propria denominazione diventando finalmente Nazionale Russa a tutti gli effetti. Da rilevare che nel quinquennio 1993/1997 l’armata rossa galleggiò tra le prime venti nel Ranking FIFA, raggiungendo nel ’96 il terzo posto grazie a prestazioni di alto livello. Con l’avvento del nuovo millennio, il meccanismo quasi perfetto che permise ai russi di essere in top 20 si ruppe e iniziò una crisi profonda. Nonostante il susseguirsi di commissari tecnici, non si trovò mai un giusto equilibrio e l’armata rossa, ad eccezione del 2002, in cui compì l’impresa raggiungere la fase ad eliminazione diretta, andò sgretolandosi. La svolta ci fu con l’avvento di mister Fabio Capello, nel 2014. Dopo aver stravinto il suo raggruppamento di qualificazione alla Coppa del Mondo, collezionando 7 trionfi, 2 pareggi e 1 sconfitta, la Russia, per demeriti suoi, non raggiunse gli ottavi di finale. Dopo aver riassunto brevemente la storia degli “Orsi” andiamo ad elencare i convocati:

Ecco i convocati della Russia:

Portieri: Akinfeev (CSKA), Vladimir Gabulov (Brugge), Andrei Lunyov (Zenit)

Difensori: Fernandes (CSKA), Granat (Rubin Kazan), Ignashevich (CSKA), Kudryashov (Rubin Kazan), Kutepov (Spartak), Semyonov (Akhmat Grozny), Smolnikov (Zenit).

CentrocampistiCheryshev (Villarreal), Dzagoev (CSKA), Gazinsky (Krasnodar), Golovin (CSKA), Kuzyaev (Zenit), Miranchuk (Lokomotiv), Samedov (Spartak), Yerokhin (Zenit), Zhirkov (Zenit), Zobnin (Spartak).

AttaccantiDzyuba (Arsenal Tula), Miranchuk (Lokomotiv), Smolov (Krasnodar)

CtStanislav Cherchesov

Egitto: Fondata nel 1920 in occasione delle Olimpiadi in Belgio, è la Nazionale africana più blasonata del continente. Con le sue sette Coppe d’Africa (’57, ’59, ’86, ’98, ’08, ’10) e i quindici piazzamenti tra i primi quattro posti, detengono due dei tanti record stabiliti nel corso della loro storia. Nonostante la fama e i successi in patria, ha partecipato soltanto 3 volte alla fase finale dei Mondiali, raggiungendo gli ottavi nella primissima edizione del 1934 per poi venire sconfitta dalla corazzata ungherese. Il giocatore che ha collezionato più gettoni con la maglia dei Faraoni è Ahmed Hassan (184 presenze), mentre il più prolifico è Hossam Hassan (69 reti). Continuando con qualche pillola statistica, l’Egitto ha ottenuto la miglior vittoria per 15-0 ai danni del Laos nel novembre del 1963, la peggior sconfitta invece l’ha rimediata con l’Italia nel 1928 venendo surclassato 11 reti a 3. Dopo 27 anni dall’ultima volta (1990) gli uomini di Cùper ottengono la tanto ambita qualificazione ai gironi della Coppa del Mondo. Tra i ventitré convocati spicca chiaramente il nome di Momo Salah. Dopo l’infortunio alla spalla nella finale di Champions League, ha voglia di prendersi la rivincita sul destino beffardo che gli ha tolto ciò che aveva guadagnato con lavoro ed abnegazione.

Ecco i convocati dell’Egitto:

Portieri

El-Hadary (Al Taawoun), Ekramy (Al Ahly), Awad (Ismaily), El-Shenawy (Al Ahly)

Difensori

Fathy (Al Ahly), Elmohamady (Aston Villa), Abdel-Shafy (Al Fateh), Hegazi (West Bromwich Albion), Gaber (Los Angeles FC), Gabr (West Bromwich Albion), Samir (Al Ahly), Ashraf (Al Ahly), Hamdy (Zamalek)

Centrocampisti

Elneny (Arsenal), Said (KuPS), Shikabala (Al Raed), Hassan (Kasimpasa), Sobhi (Stoke City), Hamed (Zamalek), Warda (Atromitos), Morsy (Wigan)

Attaccanti

Salah (Liverpool), Mohsen (Al Ahly), Mahmoud Kahraba (Zamalek)

Uruguay: Se parli della Celeste nelle menti di tutti i brasiliani, grandi e piccoli, è presente soltanto una parola: Maracanazo. Si perché nel lontano 1950, quando le favole calcistiche erano ancora in fase embrionale, una squadra composta da ragazzi umili e con la passione per questo sport vinse la sua seconda FIFA World Cup della storia, davanti a quasi 200.000 spettatori, di cui soltanto cento erano della Nazionale vincitrice. Per comprendere al meglio tutto ciò riavvolgiamo il nastro tornando indietro di venti anni, nel 1930 dove tutto ebbe inizio. Il primo Mondiale si giocò in Uruguay e fu vinto proprio dai padroni di casa che affrontarono in finale l’Argentina. La gara, oltre che per l’elevata posta in palio, fu sentitissima anche per la rivalità tra le due Nazioni, tant’è che l’arbitro, il belga Lagenus, pretese un’assicurazione in favore della famiglia ed una nave pronta a salpare per l’Europa entro un’ora dal fischio finale. Sugli spalti del “Centenario” gli animi erano infuocati. La Celeste andò in vantaggio subito dopo 12′ con Dorado, ma la reazione ospite non tardò ad arrivare. A metà della prima frazione gli argentini agguantarono prima il pareggio con Peucelle, poi con Stabile passarono sul 2-1. Lo stadio fu ammutolito. Nella ripresa però accadde l’inimmaginabile. Guidato dal suo goleador Andrade, l’Uruguay ribaltò totalmente le sorti dell’incontro rimontando grazie alle reti di Cea, Iriarte e Castro un’Argentina alla deriva. Alle 16:00 del 30 luglio 1930 la squadra di mister Supplici è campione del Mondo per la prima volta davanti ai 93.000 supporter di casa. Gli anni successivi però furono sterili di successi. Per cause varie molti giocatori si ritirano e la squadra fu nettamente rivoluzionata. Si arrivò così nel 1950, alla quarte edizione del Mondiale. Nel marasma generale di chi chiese un rinvio a causa delle ferite ancora non rimarginate post Seconda Guerra Mondiale e di un’Italia bi campione scossa dalla tragedia del Grande Torino, la FIFA decise ugualmente di far disputare la competizione. Gli uruguayani contro i favori del pronostico arrivarono in finale trovandosi davanti la compagine più forte del torneo, il Brasile. Addirittura il Presidente del distretto federale, Angelo Mendes de Morais, disse: “Voi brasiliani avete già vinto la Coppa del Mondo.”  Forse proprio questa enorme pressione sulle spalle dei giocatori fece perdere la partita. Infatti dopo un primo tempo terminato a reti bianche, la Seleçao sbloccò il risultato grazie alla rete di Friaça al 47′. Il Maracana è una bolgia, si avvertì una scossa di terremoto in tutta la provincia. Ma la Celeste di Fontana non si lasciò intimorire e al 66′ portò il tabellino sul 1-1 con la marcatura di Schiaffino. Ai brasiliani bastava anche un pareggio, ma al minuto 79′ successe qualcosa di straordinario. Ghiggia approfittò di un errore dell’estremo difensore portando il risultato sul 2-1 per l’Uruguay. Il 16 luglio 1950, contro tutti e tutto gli uruguayani alzarono per la seconda volta la Coppa del Mondo firmando così la tragedia del Maracanazo. non c’è modo migliore che introdurre così una Nazionale che nei lontani anni ’30 e ’50 riscrisse la storia del calcio.

Ecco i convocati dell’Uruguay:

PortieriMuslera (Galatasaray), Silva (Vasco da Gama), Campana (Independiente)

Difensori: Godin (Atletico Madrid), Coates (Sporting Lisbona), Gimenez (Atletico Madrid), Pereira (Porto), Gaston Silva (Independiente), Caceres (Lazio), Varela (Penarol)

Centrocampisti: Nandez (Boca Juniors), Torreira (Sampdoria), Vecino (Inter), Bentancur (Juventus), Sanchez (Monterrey), De Arrascaeta (Cruzeiro), Laxalt (Genoa), Rodriguez (Penarol), Urretaviscaya (Monterrey)

AttaccantiStuani (Girona), M.Gómez (Celta Vigo), Cavani (PSG), L.Suarez (Barcellona)

Arabia Saudita: E’ la cenerentola del girone A di questo Mondiale. Nonostante sia una delle formazioni più importanti del panorama asiatico con le sue 3 Coppe d’Asia (1984, 1988, 1996) è la meno indicata al passaggio del turno. Ma come ci ha insegnato il passato nulla è impossibile. Nasce grazie alla fusione dei migliori giocatori di Al-Wahda e Al Alhi. L’esordio assoluto nella Coppa del Mondo è datato 1990. Nel Mondiale successivo (1994) gli arabi coronano il sogno di agguantare gli ottavi di finale, ma uscirono contro la Svezia perdendo 3-1. Infatti negli anni novanta ci fu l’epoca d’oro dei Figli del Deserto. Tra partecipazioni ai vari giochi Olimpici e alle competizioni asiatiche, scalò la classifica del Ranking FIFA fino al 56° posto, che mantiene tutt’ora. Concentrandoci sulle statistiche troviamo che il record di presenze è di Al-Deayea (178), di gol appartiene Abdullah (71), il miglior risultato in una singola partita è 15-0 ai danni del Timor Est (2015) e il peggiore risale alla gara contro la Rep. Arabia Unita persa 13-1 (1961)

Portieri: Al-Qarni (Al-Ittihad), Al-Owais (Al-Ahli), Al-Mosailem (Al-Ahly), Al-Mayuf (Al-Hilal)

Difensori: Al-Harbi (Al-Ahli), Al-Shahrani (Al-Hilal), Al-Breik (Al-Hilal), Al-Mowalad (Al-Ahli), Hawsawi (Al-Ahli), Hawsawi (Al-Hilal), Hawsawi (Al-Nassr), Jahfali (Al-Hilal), Al-Bulaihi (Al-Fateh)

Centrocampisti: Al-Khaibari (Al-Shabab), Al-Khaibri (Al-Hilal), Otayf (Al-Hilal), Al-Jassim (Al-Ahli), Al-Mogahwi (Al-Ahli), Al-Faraj (Al-Hilal), Al-Abed (Al-Hilal), Kanno (Al-Hilal), Bahebri (Al-Shabab), Al-Kwikbi (Al-Ettifaq), Al-Dawsari (Al-Hilal), Al-Shehri (Leganés)

Attaccanti: Al-Muwallad (Levante), Al-Sahlawi (Al-Nassr), Assiri (Al-Ahli)

 

 

 

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Squadre B, istruzioni per l’uso

Nella giornata di ieri è stata ufficializzata una riforma rivoluzionaria per il calcio italiano: dalla prossima stagione verranno introdotte in Serie C le squadre B, che andranno a rimpiazzare le […]

Squadre BNella giornata di ieri è stata ufficializzata una riforma rivoluzionaria per il calcio italiano: dalla prossima stagione verranno introdotte in Serie C le squadre B, che andranno a rimpiazzare le compagini fallite in modo da riportare il numero di squadre partecipanti al campionato di terza serie a 60. Le squadre B, che saranno composte da almeno 19 giocatori nati dal 1/1/1996 su una rosa di 23 elementi, potranno essere promosse e retrocesse, ma con delle limitazioni: non potranno militare nello stesso campionato della prima squadra e non potranno iscriversi a campionati dilettantistici (in caso di retrocessione in D dovranno chiedere il ripescaggio in C ma saranno subordinate alle nuove seconde squadre che chiederanno l’iscrizione nella ex Lega Pro).

I pareri sulla riforma sono divergenti: molti spingevano da anni per la sua attuazione, ma in seguito alla sua ufficializzazione vi sono state molte opposizioni. Fra queste ultime spicca quella della Lega Serie B, che ha addirittura minacciato di bloccare il campionato in quanto ritiene dannosa questa rivoluzione. L’opinione pubblica si è dunque spaccata in due. Andiamo pertanto a valutare i possibili effetti dell’introduzione delle squadre B.

In primo luogo occorre analizzare il contesto relativo alla Serie C. Dall’unificazione delle ex Prima Divisione e Seconda Divisione in poi il livello del campionato di terza serie sembra essersi gradualmente abbassato. I club di bassa classifica stanno allestendo rose sempre meno competitive. In questa stagione, inoltre, a causa del mancato raggiungimento del numero prestabilito di partecipanti (60), i play-out sono stati drasticamente ridotti: basti pensare che le squadre che hanno concluso il loro girone al sedicesimo posto (su 19) si sono salvate direttamente. Nei gironi A e C le ultime in classifica, rispettivamente, hanno accumulato oltre 8 punti di distacco dalla quartultimo posto e pertanto sono retrocesse direttamente in Serie D. Discorso a parte nel girone B per il Modena, che è fallito a stagioni in corso. Questa situazione ci porta ad una riflessione. Mentre nelle scorse stagioni l’introduzione di squadre B, imbottite di giovani, avrebbe potuto livellare molto verso il basso il campionato, in questo momento questo effetto negativo relativo al grado di competitività potrebbe non manifestarsi. Alcune seconde squadre, infatti, probabilmente quest’anno si sarebbero salvate senza grossi patemi ed un paio avrebbero anche potuto fare un pensierino ai play-off.

Altro problema della Serie C, come accennato in precedenza col caso Modena, è quello dei fallimenti. Al contrario di quanto si tende a pensare questa grana coinvolge più le società blasonate che le piccole. Ad avere ingenti problemi societari in questa stagione sono state principalmente il Modena, che è stato addirittura escluso dal campionato, il Vicenza e l’Arezzo. Perché alcuni club che nella storia recente hanno spesso militato in Serie B si trovano con l’acqua alla gola? In primis perché vi è una forte disparità fra B e C in termini di diritti TV e ciò va a penalizzare le neoretrocesse. Inoltre, va ricordato che vengono promosse dalla C alla B solo 4 squadre su un totale di 60 (quest’anno di 57, includendo anche il Modena): ciò vuol dire che fare il passo più lungo della gamba è molto rischioso, in quanto ottenere la promozione è una vera e propria impresa e quindi spendere ripetutamente negli anni ingenti somme per conquistare la Serie B può far portare le società a situazioni economiche difficili. Per mantenere invariato il numero di 60 squadre si ricorre ai ripescaggi, ma molte domande vengono rigettate, in quanto spesso le società di Serie D non sono in grado di presentare garanzie adeguate, sia a livello economico sia infrastrutturale. Garanzie che possono invece fornire le squadre B, che fanno capo a società con una disponibilità economica ampiamente maggiore. Le seconde squadre andranno dunque a rimpinguare di volta in volta il numero di club di Serie C riportandolo a 60 e faranno sì che in terza serie vi siano meno fallimenti.

Un punto molto controverso è quello relativo alla formazione dei giovani. I sostenitori del modello spagnolo e di quello tedesco ritengono che l’introduzione delle squadre B sia il modo migliore per far maturare un giovane. Altri, invece, ritengono che non vi sia un impatto positivo significativo e che l’ammissione delle seconde squadre in C potrebbe essere addirittura deleterio. Quali potrebbero essere gli impatti positivi delle squadre B sulla formazione dei giovani? In primo luogo la riforma permette ai calciatori giovani di farsi le ossa affrontando non solo pari età ma anche calciatori esperti, anche con trascorsi in categorie superiore, da cui potranno trarre importanti insegnamenti. Inoltre gli under saranno temprati maggiormente anche a livello caratteriale: un conto è giocare nel campionato Primavera davanti a un pubblico scarno, un altro è ritrovarsi talvolta a giocare in campi caldi con 15.000-20.000 spettatori. Lo scambio di giocatori fra prima e seconda squadra potrebbe inoltre essere maggiore rispetto a quello fra casa madre e Primavera, in quanto i giovani più in gamba potrebbero essere ritenuti pronti per la A prima rispetto a quanto accadeva prima. Vi sono effetti positivi anche per le squadre “classiche” della Serie C, che riceveranno maggiore attenzione mediatica: basti pensare a neopromosse che l’anno prossimo disputeranno per la prima volta un campionato professionistico, come l’Albissola, che avrà improvvisamente la possibilità di confrontarsi contro i giovani delle principali big italiane. I migliori giovani dei club “tradizionali”, inoltre, giocando contro le seconde squadre saranno notati maggiormente dalle società di Serie A e ciò potrebbe aiutare i calciatori interessanti di Serie C ad emergere con più facilità e rapidità. Va ricordato che spesso le società “classiche” hanno molti giocatori in prestito da compagini di A e B: con l’introduzione delle squadre B vi saranno quindi meno calciatori cedibili in prestito e ciò porterà le società “tradizionali” a costruirsi in casa i propri talenti. L’unica perplessità per quanto riguarda il dibattito sulla formazione dei giovani è l’età massima richiesta per le squadre B. Come detto in precedenza, almeno 19 elementi su 23 di queste società satellite dovranno essere nati dal 1/1/1996 in poi. Questa regola sembra poco limitativa: 4 fuoriquota sembrano troppi e inoltre probabilmente sarebbe stato più ragionevole creare squadre under 21 (dal 1/1/1998 in poi) invece che under 23.

Ricapitolando, le squadre B sembrano essere state introdotte proprio nel momento più propizio e potrebbero avere molti effetti positivi, la cui entità è però incerta. Tuttavia questa riforma non può essere considerata la panacea di tutti i mali e bisognerà monitorare attentamente le controindicazioni che potrebbero sorgere. Il giudice supremo, come sempre, sarà il campo.

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